Ci sono cose che stiamo perdendo per strada, a volte é colpa nostra, a volte c'é poco da fare, non ci sono alternative, ma é sempre un peccato.
Riflettevamo ieri sera Disaster e io di queste piccole cose belle che si perdono a favore della globalizzazione, grazie anche alla stupidità umana, lo facevamo dopo una cena che definirei sublime. So che sono di parte e quindi forse non vale, voi credetemi lo stesso.
Dall'ultimo week end italico infatti sono tornata in UK con un piccolo tesoro in valigia, un insaccato prodotto artigianalmente dal papyL, una prelibatezza che una volta cotta con molta pazienza, accompagnata da puré e piccole lenticchie scure s'é dimostrata essere una delizia senza paragoni, un boccone dopo l'altro sciolti in bocca. Prima l'odore delle spezie sale dal piatto e colma le narici, poi la consistenza morbida e gelatinosa sotto la forchetta. In bocca la prima cosa che senti arrivare é il calore, poi il sapore intenso e l'equilibrio perfetto di diversi tipi di carne tutti appartenenti a quel grande animale che é il maiale. Il tutto si scioglie soffice e leggermente appiccicoso, vellutato raggiunge ogni papilla, riempiendo di soddisfazione infinita il proprio essere. Un piacere che definisco fisico e totale, appagante.
Esagero? No. E'
orgoglio? forse, ma giustificato.
Dopo tanto godere ci siamo soffermati tristemente a realizzare che quella di ieri sera é stata una delle ultime occasioni in cui abbiamo avuto la fortuna di assaporare tanta bontà. PapyL ha infatti deciso di chiudere a fine anno la sua attività per sopraggiunti limiti di età, pensionato da anni, stanco di un lavoro di soddisfazione ma duro sotto tutti i punti di vista, ha deciso con mammaG che é arrivato il tempo di riposare e godersi il suo tempo. Fanno bene, é una decisione che appoggio al 100%. Il punto é che nessuno vuole sostituirlo, famigliare o non, nessuno subentrerà nella sua attività che non ha risentito della crisi.
I motivi sono tanti, il fondamentale: nessuno ha fiducia in un piccolo negozio quando pensa ai sempre più presenti centri commerciali e supermercati, nemmeno in un paesino come quello che mi ha visto nascere. Nessuno crede di potercela fare e io lo capisco. Perché gli ipermercati stanno uccidendo (hanno ucciso?) i centri storici e i piccoli negozi, quelli in cui entri e chi ti serve sa cosa vuoi, oppure lo impara negli anni, quelli in cui puoi chiedere un bicchiere di acqua perché t'é venuta sete improvvisa e non te la fanno pagare, quelli in cui nessuno si sconvolge se chiedi di poter usare il bagno del personale perché il tuo bambino ha un'emergenza, quelli in cui se ti capita di uscire sbadatamente senza soldi puoi lasciare il debito e pagare la volta successiva, senza leasing e interessi, quelli in cui ti chiamano per nome se capiscono che lo possono fare, quelli che se sei una vecchina poco in salute ti fanno per anni le consegne a domicilio senza aggiungere un solo centesimo, infine sono quei negozi che a distanza di quaranta, cinquant'anni lasciano ricordi indelebili e sono
bei ricordi.
Questi posti muoiono per stupidità, perché abbiamo perso il senso del tempo, perché dobbiamo lavorare 9 ore al giorno se no siamo considerati degli scansafatiche, perché lavorare 9 ore certe volte é necessario per vivere, e quindi andiamo dove tengono aperto quasi 24h/24. Perché al supermercato troviamo tutto in una sola volta, fa niente se tante volte la qualità é infima e se ci mettiamo il triplo perdendoci tra le corsie. Poi perché i negozi non hanno il parcheggio vicino, non importa però se all'iper parcheggiamo a centinaia di metri dall'ingresso o tre piani sotto. Perché ai super non dobbiamo aspettare il nostro turno, alle casse/banco salumi/formaggi non facciamo la coda forse?
Non nascondo che metà della colpa é di tanti commercianti approfittatori, poco appassionati e maleducati, la stupidità umana insomma, ne conosco più di uno, la categoria non é fatta di santi.
La tristezza resta comunque perché per colpa di questi e di tante altre complicate motivazioni i piccoli negozi davvero dedicati al cliente spariscono senza tornare e tutti ci perdiamo qualcosa, qualcosa che non riavremo.