Qualche tempo fa vi raccontavo che in cucina mi piace molto usare l'aglio, mi piace il suo intenso profumo e come riesce a rendere speciali alcuni semplici piatti. Questo naturalmente non vuol dire che io abbia sempre in mano teste di aglio o che usi questo prezioso profumo a casaccio.
Credevo mi piacesse perchè in fondo l'aglio è mediterraneo, sa di temperature calde, sa d'estate, un po' come l'origano sa di "Italia", profondamente. In verità ho realizzato che non è questo il motivo di tanto amore.
L'aglio è semplicemente per me un ricordo d'infanzia, un ricordo famigliare, una di quelle cose come le madeleine, mi seguite? Lo volete conoscere?
Ho realizzato ieri sera, aspirando con gli occhi chiusi mentre ne pulivo uno spicchio, che l'aglio è legato al lavoro di
papàL. Molti di voi sanno di cosa si tratta, direi tutti, quindi non mi dilungo.
L'aglio, il suo intenso profumo, mi rimanda a circa 25 anni fa, quando da bambina "aiutavo"
papàL e
mammaG nella preparazione degli insaccati. Le spezie sono la prima cosa da preparare in questa lavorazione: macinare il pepe, la cannella, i chiodi di garofano, la noce moscata, il sale, seguendo calcoli ormai collaudati da due generazioni e facendo pure un po' a caso certe volte, in base al tipo di prodotto che si voleva ottenere e anche sperimentando miscele nuove.
Non credo mi abbandonerà mai l'immagine di
papàL che conteggia a mente farfugliando numeri che a me son sempre parsi casuali, ma che ovviamente non lo son mai stati.
Poi veniva lui, l'aglio, pulirlo, pulirne tanto, schiacciarlo nel mortaio di marmo con forza, lasciando che riempisse la stanza di quel suo aroma invadente, versarlo insieme al vino e alle altre spezie nell'impasto e maneggiare il tutto a mani nude per rendere omogenea la distribuzione degli aromi, prima dell'insaccatura.
Non nego di averci provato, come tutti i bambini imitare i lavori dei grandi era il gioco piu' divertente, ammetto di aver infilato le manine (pulite) nell'impasto freddo, di aver annusato ogni odore proveniente da quella bacinella, confesso di essermici divertita e quando
papàL decideva che era il caso di lasciare a lui il vero lavoro, andavo a lavarmi le mani impiastricciate di cose buone, di quegli odori che faticano ad andarsene anche con una dose massiccia di sapone.
Credo proprio che l'aroma dell'aglio da qualche parte sia rimasto nella mia memoria, nessun sapone è riuscito fin'ora a farmi dimenticare quella pungente nota e, che vi devo dire, io son felice così.